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CITTADINI EXTRACOMUNITARI

Presidente: Isio Cassini, Sindaco

Responsabile: Dott. Giuseppe Luppino

Personale: Sig.ra Nicoletta Crisci

Indirizzo: Via Borgo Costa n. 4 - 18036 Soldano

Telefono: 0184289037

Email: protocollo@comunesoldano.it
Orario:
Lunedi': 10:00 - 13:00
Martedi': 10:00 - 13:00
Mercoledi': 10:00 - 13:00
Giovedi': 10:00 - 13:00
Venerdi': 10:00 - 13:00
Sabato: chiuso
Domenica: chiuso

Ai fini dell'iscrizione anagrafica del cittadino  extracomunitario, la verifica della regolarità del soggiorno costituisce una condizione di ricevibilità della domanda.

L’art. 6 del d.lgs. 286/1998 al comma 7 stabilisce che “le iscrizioni e le cancellazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate alle medesime condizioni dei cittadini italiani, con le modalità previste dal regolamento di attuazione”.

Questo importante concetto viene ribadito dall’art. 15 del d.P.R. 394/1999 (ovvero il regolamento di attuazione del testo unico sopra citato) che al comma 1 specifica che “le iscrizioni e le variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate nei casi e secondo i criteri previsti dalla legge 24 dicembre 1954, n. 1228 (legge anagrafica) e dal regolamento anagrafico della popolazione residente approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, come modificato dal presente regolamento”.

Il documento “principe”, rilasciato per comprovare tale condizione, è naturalmente il titolo di soggiorno in corso di validità, che verrà pertanto esibito all’Ufficiale di anagrafe ai fini dell’iscrizione. L’iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri è subordinata alla regolarità del soggiorno, oltre, naturalmente, al possesso di tutti i requisiti relativi alla residenza.

Le norme sulla residenza in tempo reale, pur avendo stravolto il procedimento di iscrizione anagrafica, hanno lasciato immutato i principi, per cui i requisiti e le condizioni per l’iscrizione nell’anagrafe della popolazione residente restano immutate, anche per i cittadini stranieri. Il cittadino straniero, al momento della richiesta di iscrizione anagrafica, esattamente come prima della riforma, dovrà documentare la propria condizione di regolarmente soggiornante mediante l’esibizione di un permesso di soggiorno valido. In mancanza del permesso di soggiorno l’iscrizione anagrafica è possibile solo qualora il cittadino straniero si trovi in una delle seguenti condizioni:

  1. a) richiedente il rinnovo del permesso di soggiorno (vedi circolare del Ministero dell’interno – Dip. Affari Interni e Territoriali – 17 novembre 2006, n. 42);
  2. b) ricongiungimento famigliare (circolare del Ministero dell’interno – Dip. Affari Interni e Territoriali – 2 agosto 2007, n. 43);
  3. c) lavoro subordinato (vedi circolare del Ministero dell’interno – Dip. Affari Interni e Territoriali – 2 aprile 2007, n. 16);
  4. d) diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza (vedi circolari del Ministero dell’interno – Dip. Affari Interni e Territoriali – 13 giugno 2007, n. 32, 28 settembre 2007, n. 52 e 31 ottobre 2008, n. 14);
  5. e) minore straniero in attesa di adozione (direttiva 21 febbraio 2007 – Ministero dell’interno/politiche per la famiglia);
  6. f) familiare di cittadino dell’Unione europea (allegato B circolare del Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali – 27 aprile 2012, n. 9);
  7. g) prima dell’entrata in vigore del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 (Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), pubblicato in G.U. n. 231 del 4 ottobre 2018, anche i richiedenti protezione internazionale potevano iscriversi in anagrafe in mancanza del permesso di soggiorno. Ora l’articolo 13 del d.l. n. 113/2018 ha previsto espressamente che il permesso di soggiorno per richiesta asilo non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica

In sostanza dal 2006 il Ministero con una serie di circolari ha progressivamente abbandonato lo schema iniziale che prevedeva il necessario possesso di un permesso di soggiorno valido per potere richiedere l’iscrizione anagrafica, per aprire il campo ad una serie di ipotesi nelle quali viene ritenuta sufficiente la presentazione di documentazione che può essere definita come “progressivamente sostitutiva” del titolo di soggiorno. Tale indirizzo è stato fortemente indotto dai tempi lunghissimi impiegati dalle Questure per rilasciare o rinnovare il titolo di soggiorno. Le deroghe introdotte dalle “circolari Amato” non hanno comunque scalfito la regola generale data dal possesso di un titolo di soggiorno in corso di validità. L’articolo 5 del decreto legislativo 286/1998 dispone infatti che “Possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati regolarmente ai sensi dell’art. 4 che siano muniti di carta o di permesso di soggiorno”.

  • Iscrizione anagrafica del cittadino straniero nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno

Partendo dai principi espressi nella direttiva datata 5 agosto 2006 – dove in particolare si sostiene che “le norme in materia di immigrazione postulano la continuità del soggiorno regolare, consentendo al cittadino straniero, che ha chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno e che attende la definizione del relativo procedimento, di continuare a permanere sul territorio nazionale con pienezza dei connessi diritti, o delle altre posizioni soggettive giuridicamente rilevanti, senza soluzione di continuità, essendo sufficiente la documentazione rilasciata dall’ufficio, attestante l’avvenuta richiesta di rinnovo” – il Ministero dell’interno con circolare n. 42 del 17 novembre 2006 chiarisce che è possibile procedere all’iscrizione anagrafica anche dei cittadini stranieri che si trovano nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno scaduto. Tale principio viene applicato non solo a coloro che, già residenti in un comune italiano, trasferiscono la dimora abituale in altro comune, ma anche nei confronti dei cittadini con titolo di soggiorno in corso di rinnovo mai inseriti nei registri della popolazione residente, ovvero cancellati dagli stessi per irreperibilità e ricomparsi successivamente; la condizione da rispettare è che la domanda di rinnovo deve essere stata presentata prima della scadenza del permesso di soggiorno o entro 60 giorni dalla scadenza dello stesso con contestuale rilascio della ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo.

Pertanto, i documenti da esibire in luogo del permesso di soggiorno valido all’Ufficiale di anagrafe sono:

  • copia del permesso di soggiorno scaduto;
  • ricevuta attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo.

Tale modalità è stata confermata dall’allegato A alla circolare del Ministero dell’interno n. 9 del 27 aprile 2012 indicante la documentazione necessaria per l’iscrizione anagrafica di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea.

Una volta definita la pratica di iscrizione il comune dovrà trasmettere comunicazione alla Questura competente, evidenziando che si tratta di un’iscrizione effettuata ai sensi della direttiva del 5 agosto 2006.

 

  • Iscrizione anagrafica del minore straniero adottato o in attesa di adozione

Con direttiva congiunta del Ministero dell’interno e della famiglia datata 21 febbraio 2007, richiamata la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (ai sensi della quale in tutti i procedimenti amministrativi e giurisdizionali, riguardanti i minori, deve essere preso in considerazione con carattere di priorità il superiore interesse del fanciullo), la Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993 sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, la legge 184/1983 (attestante che il minore che ha fatto ingresso nel territorio dello Stato sulla base di un provvedimento straniero di adozione o di affidamento a scopo di adozione gode, dal momento dell’ingresso, di tutti i diritti attribuiti al minore italiano in affidamento familiare), nonché il testo unico 286/1998 nel quale non si prevede un permesso di soggiorno per adozione, viene disposto che: “Ai fini del soggiorno del minore straniero adottato o affidato a scopo di adozione non è richiesto il permesso di soggiorno”. Pertanto in tali circostanze, ai fini dell’iscrizione anagrafica, dovranno essere richiesti i documenti comprovanti lo stato di adozione o di affido preadottivo, non il permesso di soggiorno. L’Ufficiale d’anagrafe quindi dovrà limitarsi a richiedere il visto sul passaporto, con la motivazione “adozione” rilasciato dalla competente autorità italiana all’estero, oppure l’autorizzazione all’ingresso e alla residenza permanente rilasciata dalla Commissione per le adozioni internazionali, o in mancanza altra idonea documentazione da cui si evinca il procedimento di adozione in corso. In merito alla registrazione in anagrafe, qualora l’adozione si sia perfezionata all’estero ed il Tribunale dei minori abbia già provveduto a riconoscere gli effetti del provvedimento straniero, il bambino ha acquisito lo status di figlio e deve essere iscritto in anagrafe come tale; in caso contrario invece, è necessario, in attesa della conclusione dell’iter procedimentale, indicare come relazione di parentela “convivente”.

  • Iscrizione anagrafica dello straniero nelle more del rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato

In data 20 febbraio 2007 è stata emanata la direttiva “in materia di diritti dello straniero nelle more del rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato”. In essa è stabilito che il lavoratore straniero che abbia sottoscritto presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione il contratto di soggiorno, nelle more del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, possa legittimamente esercitare i diritti da esso derivanti.

L’orientamento espresso in tal senso nasce dalla fondamentale considerazione che la valutazione positiva dei requisiti soggettivi per l’ingresso ed il soggiorno del lavoratore straniero è preliminare al rilascio del nulla osta al lavoro, a cui immediatamente segue la stipula del contratto di soggiorno. Sulla base di questi presupposti il Ministero dell’interno con circolare n. 16 del 2 aprile 2007 dispone che il cittadino straniero in attesa del rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato possa essere iscritto nell’Anagrafe della popolazione residente.

A tale fine il predetto dovrà esibire in luogo del titolo di soggiorno:

  1. a) copia del passaporto o documento equipollente in corso di validità;
  2. b) copia del contratto di soggiorno stipulato presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione;
  3. c) ricevuta rilasciata dall’ufficio postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di permesso;
  4. d) domanda di rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato presentata allo Sportello Unico.

Tale modalità è stata confermata dall’allegato A alla circolare del Ministero dell’interno n. 9 del 27 aprile 2012 indicante la documentazione necessaria per l’iscrizione anagrafica di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea. Anche in questo caso il comune dovrà trasmettere alla Questura comunicazione dell’avvenuta iscrizione, specificando che è stata effettuata ai sensi della direttiva del 20 febbraio 2007.

4) Iscrizione anagrafica del discendente di cittadino italiano, che intende avviare in Italia la procedura per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis

Nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 1° giugno 2007 è stata pubblicata la legge 28 maggio 2007, n. 68, entrata in vigore il giorno successivo, recante “Disciplina dei soggiorni di breve durata degli stranieri per visite, affari, turismo e studio”. Tale legge prevede che, per soggiorni di durata inferiore a tre mesi, non è richiesto il permesso di soggiorno, ma è invece necessaria una dichiarazione di presenza: gli stranieri che non provengono da Paesi dell’area Schengen formulano la dichiarazione di presenza all’autorità di frontiera, al momento dell’ingresso, mentre gli stranieri che provengono dall’area Schengen dichiarano la propria presenza al Questore, entro otto giorni dall’ingresso (vedi anche in proposito il paragrafo 2 del presente capitolo).

Il Ministero già con circolare n. 28/2002 aveva previsto la possibilità di iscrivere nell’anagrafe della popolazione residente i discendenti di cittadini italiani che intendono avviare in Italia la procedura per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, su esibizione del permesso di soggiorno, “indipendentemente dalla durata dello stesso e dal titolo per il quale viene concesso”.

Confermando questa linea interpretativa il Ministero ha stabilito, con circolari n. 32 del 13 giugno 2007, n. 52 del 28 settembre 2007 e n. 14 del 31 ottobre 2008, che la ricevuta della dichiarazione di presenza (che ha di fatto sostituito i permessi per soggiorni brevi, ad esempio uso turismo), resa dagli interessati alle autorità suddette (ovvero, in caso di provenienza da Paese extra-Schengen del timbro “Schengen”, se provenienti da Paesi Schengen di copia della dichiarazione di presenza resa alla Questura competente o ai gestori di servizi alberghieri), costituisce titolo utile ai fini dell’iscrizione anagrafica.

L’Ufficiale d’anagrafe, avvalendosi del collega di stato civile, subordinerà la richiesta di iscrizione alla visione dei documenti giustificativi dell’avvio del procedimento (atti di stato civile degli ascendenti e del richiedente, oltre che documentazione dello Stato di appartenenza da cui si deduca che l’avo nato in Italia e poi emigrato all’estero non ha mai perduto la cittadinanza italiana).

5) Iscrizione anagrafica di coloro che intendono riacquistare la cittadinanza italiana ai sensi dell’articolo 13, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 91

Il Ministero dell’interno con circolare n. 14 del 31 ottobre 2008 ha chiarito che le stesse indicazioni fornite per l’iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri richiedenti il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis trovano applicazione anche in riferimento a coloro che intendono riacquistare la cittadinanza italiana ai sensi dell’articolo 13, comma 1, della legge 91/1992.

6) Iscrizione anagrafica dello straniero richiedente il permesso di soggiorno per motivi familiari

Riprendendo i principi alla base degli orientamenti espressi nella direttiva del 20 febbraio 2007 e nella circolare n. 16 del 2 aprile 2007, il Ministero dell’interno con circolare n. 43 del 2 agosto 2007 ha stabilito di estendere, per analogia, la possibilità di iscrizione anagrafica anche allo straniero nelle more del rilascio di permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare.

Va infatti considerato, secondo il Ministero, che il possesso dei requisiti per il ricongiungimento è condizione per il rilascio del relativo nulla osta da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione, e quindi del visto d’ingresso da parte dell’autorità consolare italiana (si rimanda in proposito a quanto descritto al paragrafo 3.1. lettera c)).

I documenti da esibire all’Ufficiale di anagrafe sono:

  • visto d’ingresso;
  • ricevuta rilasciata dall’Ufficio postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di permesso di soggiorno;
  • fotocopia non autenticata del nulla osta rilasciato dallo Sportello Unico.

L’allegato A alla circolare del Ministero dell’interno n. 9 del 27 aprile 2012 indicante la documentazione necessaria per l’iscrizione anagrafica di cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea ora si limita ad indicare quale documenti obbligatori esclusivamente:

  1. copia del passaporto o documento equipollente in corso di validità;
  2. ricevuta rilasciata dall’ufficio postale attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di permesso;
  3. c) fotocopia non autenticata del nulla osta rilasciato dallo Sportello unico.

7) Iscrizione anagrafica del familiare di cittadino dell’Unione

Il cittadino di Stato non appartenente all’Unione europea, familiare di cittadino UE, trascorsi 3 mesi dall’ingresso nel territorio nazionale, richiede alla competente Questura, la “Carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell’Unione” ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 30/2007. Ai fini dell’iscrizione in anagrafe è sufficiente, unitamente alla copia del passaporto, la presentazione della richiesta di rilascio della carta di soggiorno. Tale disciplina trova applicazione anche in riferimento al familiare extraUE di cittadino italiano.

In mancanza dei presupposti per l’ottenimento della Carta di soggiorno come familiare di cittadino dell’Unione, il cittadino extraUE, se convivente con il parente entro il secondo grado o con il coniuge di nazionalità italiana, può richiedere alla competente Questura il rilascio del permesso per motivi familiari per coniuge o parente entro il secondo grado ai sensi dell’articolo 19, comma 2, lettera c) del decreto legislativo n. 286/1998. In questo caso ai fini dell’iscrizione anagrafica è necessaria l’esibizione del permesso di soggiorno, non essendo sufficiente la presentazione della sola ricevuta della richiesta.

8) Iscrizione anagrafica del detenuto straniero

Si riporta in proposito il testo integrale della circolare del Ministero dell’interno – Dipartimento per gli affari interni e territoriali – Direzione centrale per i servizi demografici – Prot. n. 200502093-15100/4208 del 19 aprile 2005, avente pari oggetto: “La materia dell’ingresso e del soggiorno in Italia degli stranieri è regolata dal d.lgs. 286/1998 e successive modifiche ed integrazioni, nonché dal d.P.R. 394/1999 di recente modificato dal d.P.R. 334/2004. In particolare, le iscrizioni e le variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono disciplinate dall’art. 6, comma 7, del citato t.u. 286/1998, in base al quale le stesse sono effettuate ‘alle medesime condizioni dei cittadini italiani’ con le modalità previste dal regolamento di attuazione 394/1999.

L’art. 15 di tale regolamento precisa che le iscrizioni e variazioni anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante sono effettuate in base alla legge 1228/1954 e al regolamento anagrafico 223/1989.

In conseguenza di tanto, è ormai il d.P.R. 223/1989, con le modifiche apportate dal d.P.R. 394/1999, a disciplinare integralmente (in quanto già coordinato e modificato) le vicende anagrafiche dello straniero regolarmente soggiornante.

Tanto premesso, si rileva, in linea generale, che l’iscrizione anagrafica dei detenuti può essere effettuata in base all’art. 5 del d.P.R. 223/1989, che disciplina tra l’altro le convivenze anagrafiche per motivi di pena ovvero in base all’art. 8, comma 1, lett.c), del medesimo regolamento, che si riferisce unicamente ai detenuti in attesa di giudizio.

Quanto all’obbligatorietà dell’iscrizione anagrafica si richiama in primo luogo l’art. 1 della citata legge 1228/1954, il quale prevede che nell’anagrafe sono registrate tra l’altro le posizioni relative alle convivenze che hanno fissato nel comune la residenza.

Lo stesso art. 2 della stessa legge 1228/1954, prevede che è fatto obbligo ad ognuno di chiedere per sé e per le persone sulle quali esercita la potestà o la tutela, l’iscrizione nel comune di dimora abituale.

Inoltre gli artt. 6 e 13 del d.P.R. 223/1989 impongono al responsabile della convivenza, il quale è colui che dirige la convivenza stessa, di provvedere alle dichiarazioni anagrafiche. In mancanza, si dovrà procedere d’ufficio agli adempimenti di competenza ai sensi dell’art. 5 della legge e dell’art. 15 del sopra richiamato regolamento.

Una diversa lettura delle norme, invero, renderebbe inapplicabili le disposizioni dettate in materia di accertamento e iscrizione anagrafica d’ufficio, contrastando con la funzione anagrafica, che è quella di rilevare la presenza stabile sul territorio della popolazione, comunque situata.

In tal senso, peraltro, per un soggetto detenuto, si è già pronunciata la giurisprudenza, che ha ritenuto che gli spostamenti legati a contingenti motivi processuali (più o meno frequenti) non possono di certo influire sul luogo della iscrizione anagrafica del detenuto, né possono farlo ritenere senza fissa dimora (così da rendere applicabile il disposto dell’art. 2 legge 1228/1954, che prevede anche in tal caso l’iscrizione nel comune di nascita), dimora che invece corrisponde a quella del luogo ove è ristretto per l’espiazione della pena.

Nel caso di specie, si rende necessario verificare se con il provvedimento di condanna sia stata disposta l’espulsione dal territorio quale misura di sicurezza o a titolo di sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione (artt. 15 e 16 del t.u. 286/1998).

In mancanza, si ritiene che gli interessati, peraltro, già inseriti nei registri della popolazione residente, possano essere iscritti nell’anagrafe del comune ove ha sede l’istituto di pena, in quanto la loro permanenza in Italia è determinata dall’esistenza di una sentenza che li obbliga a soggiornarvi.

Al termine del periodo di esecuzione della pena, gli interessati dovranno richiedere il nuovo titolo di soggiorno e, se concesso, dovranno esibirlo agli uffici anagrafici del comune, che prenderanno nota della relativa scadenza, anche ai fini del mantenimento dell’iscrizione anagrafica. Sull’argomento, lo stesso Dipartimento della pubblica sicurezza, cui si invia, per ogni opportuna valutazione, copia del quesito, con nota del 4 settembre 2001, ha precisato che ‘... nel caso di richiesta volta ad ottenere il rinnovo presentata da cittadino extracomunitario in stato di detenzione, si deve precisare che l’istanza non può essere accolta, atteso che la verifica della sussistenza dei requisiti necessari, caratterizzanti la tipologia del permesso invocata, è obiettivamente superata dal provvedimento dell’A.G. in forza del quale l’interessato è detenuto. In sostanza si può ben sostenere che tale provvedimento contiene in se stesso la caratteristica di autorizzazione al soggiorno, rendendo vano un ulteriore intervento, peraltro di natura amministrativa, dell’autorità di P.S.’”.

Tale orientamento in senso favorevole all’iscrizione anagrafica risulta, però, messo in dubbio dal recente parere espresso dallo stesso Ministero in risposta ad un quesito del 10 giugno 2010, che si riporta integralmente:

QUESITO del 10 giugno 2010

Domanda:

È pervenuta a questo comune una richiesta d’iscrizione anagrafica di un cittadino straniero detenuto, privo del permesso di soggiorno.

Considerato che tale cittadino deve scontare una pena detentiva, e quindi che il suo soggiorno ha natura obbligatoria, posso accogliere la suddetta istanza d’iscrizione?

Risposta

L’iscrizione anagrafica del cittadino straniero è subordinata alla condizione della regolarità del soggiorno, oltre a quella della dimora abituale. La situazione d’irregolarità del cittadino detenuto non può ritenersi sanata per effetto del provvedimento sanzionatorio penale. Questo ultimo è rivolto alla tutela dell’interesse generale dello Stato a perseguire il responsabile di un reato ed ha una natura diversa da quella propria del provvedimento amministrativo di autorizzazione al soggiorno. Nel caso prospettato non si ritiene quindi che debba procedersi all’iscrizione anagrafica del cittadino straniero.

 

Iscrizione per immigrazione dall’estero

Come già ampiamente rilevato, il cardine dell’iscrizione anagrafica dello straniero è la condizione di regolarità del soggiorno, che dovrà essere comprovata mediante l’esibizione di un titolo di soggiorno valido o dei documenti attestanti il possesso dei requisiti richiesti per usufruire delle deroghe indicate al paragrafo precedente.

È necessario però, a questo punto, evidenziare che l’immigrazione dall’estero richiede anche l’esibizione della documentazione necessaria non solo all’identificazione, ma anche all’acquisizione delle corrette generalità e della composizione del nucleo familiare. Il riferimento normativo (da applicarsi a tutti i cittadini italiani e non) è l’art. 14 del vigente regolamento anagrafico che dispone, per chi immigra dall’estero, l’esibizione al momento della richiesta di residenza del passaporto o altro documento equipollente nonché, se il trasferimento concerne anche la famiglia, atti autentici comprovanti la composizione del nucleo.

Inoltre, con successiva circolare del 25 luglio 2003, n. 20, è stato ribadito che l’Ufficiale d’anagrafe deve acquisire i dati del cittadino straniero sulla base di quelli riportati nel passaporto o in altri documenti rilasciati dalle competenti autorità, e che eventuali discordanze con i dati del permesso di soggiorno dovranno essere rettificate dalle Questure. Pertanto nel caso in cui vi sia una differenza fra le generalità indicate sul passaporto e quelle riportate sul permesso di soggiorno, l’Ufficiale d’anagrafe dovrà registrare il cittadino straniero sulla base dei dati presenti sul passaporto, invitando il medesimo ad attivarsi per la correzione del titolo di soggiorno.

L’articolo 24 della legge 218/1995 dispone infatti che i diritti alla personalità (fra i quali vi è anche il diritto al nome) sono regolati dalla legge nazionale del soggetto, per cui solo le autorità dello Stato di appartenenza possono attestare le esatte generalità con le quali il loro cittadino deve essere identificato, anche al di fuori dello Stato d’origine.

Qualora esistano dubbi interpretativi rispetto alle generalità riportate sul passaporto, occorrerà verificare con esattezza gli estremi del cittadino presso il Consolato straniero competente.

In merito all’esibizione da parte dello straniero di atti autentici comprovanti le generalità o la composizione familiare, rilasciati dalle proprie autorità, si evidenzia che l’art. 3 del d.P.R. 445/2000 stabilisce che i cittadini extra-UE possono utilizzare l’autocertificazione (artt. 46 e 67) solo se regolarmente soggiornanti e per stati, fatti e attività certificabili in Italia da soggetti pubblici italiani; di conseguenza tale semplificazione non deve essere applicata per acquisire i dati ai fini dell’iscrizione anagrafica.

La documentazione straniera rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero dovrà naturalmente essere tradotta e legalizzata ai sensi dell’art. 33 del d.P.R. 445/2000 (salvo esenzioni stabilite in base ad accordi o convenzioni stipulate con lo stato italiano).

 

Iscrizione per nascita

L’iscrizione anagrafica per nascita del cittadino straniero ha suscitato ampi dibattiti in dottrina. In sintesi, si sono delineati due differenti orientamenti: da una parte la teoria che, partendo dalle disposizioni di cui all’art. 6, comma 7, del t.u. d.lgs. 286/1998, sosteneva la necessità di attendere l’inserimento del minore nel titolo di soggiorno di uno o di entrambi i genitori prima di procedere all’iscrizione anagrafica per nascita (orientamento inizialmente suffragato dal Ministero dell’interno con circolare n. 14 del 19 giugno 2003); dall’altra l’ipotesi che il minore doveva essere iscritto d’ufficio, così come avviene per i cittadini italiani, sulla base della comunicazione dell’Ufficiale di stato civile, ai sensi degli artt. 7 e 12 del vigente regolamento anagrafico, senza aspettare l’avvenuta registrazione nel permesso di soggiorno.

Dopo una lunga diatriba fra i fronti opposti la questione è stata definitivamente risolta con l’ulteriore intervento del Ministero dell’interno che, seguendo l’orientamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. I, parere 5463/03 del 4 febbraio 2004), ha emanato la circolare n. 32 del 12 luglio 2004; nel documento che si riporta integralmente, rivedendo la posizione precedente, si afferma che il minore, nato in Italia da genitori stranieri regolarmente residenti, può essere immediatamente iscritto in anagrafe senza la preventiva regolarizzazione sul permesso di soggiorno dei genitori. “Con circolare del 19 giugno 2003 n. 14/2003, venne evidenziata l’esigenza che per procedere all’iscrizione anagrafica dei minori nati in Italia da stranieri regolarmente residenti, l’Ufficiale di anagrafe, una volta ricevute le comunicazioni di stato civile concernenti la nascita, anziché effettuare automaticamente l’iscrizione nei registri della popolazione residente, richiedesse ai genitori la preventiva iscrizione del minore nel titolo di soggiorno di uno di essi. In sede di attuazione, l’orientamento ministeriale di cui si è detto ha, tuttavia, ingenerato problemi cui hanno fatto seguito richieste di chiarimenti.

Da parte degli Uffici direttamente interessati veniva, infatti, rappresentato che l’indirizzo interpretativo formulato impediva di ottemperare correttamente agli obblighi previsti dall’art. 17 del d.P.R. 223/1989, rilevando che, una volta ricevuta la comunicazione dall’Ufficiale di stato civile, quello di anagrafe non poteva ritardare la registrazione, salvo l’evenienza in cui dovesse effettuare gli accertamenti di ufficio.

Attesa la rilevanza delle argomentazioni addotte e la necessità di pervenire ad una univoca e puntuale linea interpretativa, si è ravvisata l’opportunità di sottoporre la questione al Consiglio di Stato per acquisirne il parere.

L’Alto Consesso ha, innanzitutto, confermato che, coerentemente ai principi generali, il minore segue la condizione giuridica dei genitori, con la conseguenza che il figlio minore convivente dello straniero regolarmente soggiornante è iscritto nel permesso o nella carta di soggiorno di uno o di entrambi i genitori fino al compimento del quattordicesimo anno di età (art. 31, comma 1, d.lgs. 286/1998).

Da siffatto regime giuridico, tuttavia, non discende la preventiva necessità dell’inserimento del minore nel titolo di soggiorno di uno dei genitori ai fini dell’iscrizione anagrafica del minore stesso, la quale consegue, invece, direttamente dalla nascita (art. 7, comma 1, lett.a)) del d.P.R. 223 del 1989) ed è normalmente il frutto di una dichiarazione resa a tal fine (art. 13 d.P.R. 223 del 1989) dallo straniero già regolarmente residente nel comune ed avente, quindi, in esso, dimora abituale (art. 3, comma 1, d.P.R. 223 del 1989).

Tanto ha ritenuto l’Alto Consesso sulla base della considerazione che l’iscrizione anagrafica del minore nato da stranieri regolarmente residenti in Italia, e cioè da stranieri già inclusi nel registro della popolazione residente di un determinato comune, in quanto abitualmente dimoranti, non può equipararsi sostanzialmente all’iscrizione anagrafica dello straniero maggiorenne regolarmente soggiornante.

Per quest’ultimo, infatti, ai fini dell’inserimento nel registro della popolazione residente, è necessario il possesso del permesso o della carta di soggiorno, in quanto lo straniero regolarmente soggiornante è, appunto, quello che ha conseguito i predetti titoli abilitativi, mentre per il minore, fino al compimento del quattordicesimo anno di età, non è richiesto un autonomo titolo di soggiorno, ma è sufficiente quello di uno dei genitori, nel quale egli viene, appunto, iscritto. Alla luce del cennato parere, quindi, l’iscrizione anagrafica dei minori nati da soggetti stranieri regolarmente residenti risulta disciplinata integralmente dal citato art. 7 del d.P.R. 223 del 1989 e l’Ufficiale di anagrafe deve procedere a tale iscrizione nel termine di cui all’art. 17 del medesimo regolamento, salvo l’evenienza in cui debbano essere effettuati gli accertamenti d’ufficio. Alla luce di quanto sopra esposto si potranno verificare i seguenti casi: 1. entrambi i genitori, in regola con il permesso di soggiorno, sono iscritti in anagrafe: il bambino segue la condizione dei genitori e verrà iscritto d’ufficio a seguito di comunicazione di nascita dell’ufficio di stato civile nell’anagrafe di residenza dei genitori o, se diversa, nel comune di residenza della madre; 2. la madre non è iscritta in anagrafe: il neonato verrà iscritto d’ufficio a seguito di comunicazione di nascita dell’ufficio di stato civile nel comune di residenza del padre previa verifica da parte della Polizia municipale circa l’effettiva presenza del minore sul territorio italiano; 3. entrambi i genitori non sono residenti: si provvederà alla sola formazione dell’atto di nascita da parte dell’Ufficiale di stato civile; l’evento non produrrà effetti in anagrafe. Una volta iscritto nello stato di famiglia dei genitori, si avrà cura di provvedere alla prescritta segnalazione alla Questura competente. Mentre il decesso verificatosi in Italia deve essere comunicato alle competenti autorità straniere ai sensi dell’art. 83 del d.P.R. 396/2000, non sussiste il medesimo obbligo per la nascita di un cittadino straniero in Italia. Occorre tuttavia rilevare che è interesse del genitore denunciare l’evento al consolato di riferimento per tutti gli aspetti inerenti all’aggiornamento del passaporto e al legittimo soggiorno in Italia”.

 

Il rinnovo della dichiarazione di dimora abituale

A norma dell’art. 15 del d.P.R. 394/1999, gli stranieri extra-comunitari iscritti in anagrafe sono obbligati al rinnovo della dichiarazione di dimora abituale nel Comune, da rendere all’Ufficiale d’anagrafe entro 60 giorni dal rinnovo del permesso di soggiorno.

Le fasi di tale procedimento sono state stabilite dettagliatamente dal D.M. 18 dicembre 2000, il cui art. 6, comma 4, dispone che lo straniero che, dopo un anno dalla scadenza del permesso di soggiorno, non abbia rinnovato la dichiarazione di dimora abituale deve essere invitato dall’Ufficio Anagrafe nei successivi 30 giorni a regolarizzare la sua posizione. Nel caso, decorsi ulteriori 30 giorni, lo straniero non adempia all’obbligo, l’Ufficio provvede alla cancellazione per inadempimento, dandone comunicazione al Questore nei successivi 15 giorni.

Tenuto conto dei tempi lunghi occorrenti alle Questure per il rilascio/rinnovo dei titoli di soggiorno che spesso non consentivano agli stranieri di provvedere agli adempimenti anagrafìci nei termini prescritti, è intervenuto il D.P.R. 334/2004, il cui art. 14 dispone che lo straniero non decade dall’iscrizione nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno.

L’innovazione è sicuramente apprezzabile, in quanto tende a non addebitare allo straniero diligente e osservante delle norme, una colpa da ricercare nei meandri della burocrazia che tarda a fornire le risposte alle legittime istanze.

Al riguardo, il Ministero dell’Interno, con la Circolare n. 12 del 2 marzo 2005, ha rilevato che, dalla lettura coordinata del modificato art. 7 e dell’art. 11 del d.P.R. 223/1989, si evince che il termine di un anno, prescritto per il rinnovo della dichiarazione di dimora abituale “vada riferito all’ipotesi di omessa attivazione delle procedure di rinnovo del titolo di soggiorno, mirando, tale ultima disposizione, alla definizione delle posizioni anagrafiche dei cittadini stranieri che non abbiano presentato tale richiesta (ad esempio per mancanza di requisiti), e non di quelli, invece, che abbiano prodotto regolare domanda”.

Pertanto, lo stesso Ministero, ha espresso l’avviso che la dichiarazione di dimora abituale resa dallo straniero, nelle more del rinnovo, possa essere corredata dalla ricevuta del titolo di soggiorno e che, nell’ipotesi di trasferimento di residenza dello straniero in altro Comune, l’Ufficiale di anagrafe del Comune di nuova iscrizione “dovrà farsi esibire la ricevuta comprovante l’avvenuta presentazione, nei tempi e nelle forme previste, della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno, corredata dalla copia di quest’ultimo titolo”.

Successivamente, il Ministro dell’Interno, con Direttiva 5 agosto 2006, n. 11050/M(8) di prot., riconoscendo la pienezza della posizione soggettiva dello straniero che ha presentato regolare richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno “anche oltre il termine di scadenza indicato” nello stesso titolo, ha ulteriormente dettagliato modalità e condizioni per la continuità dell’iscrizione anagrafica nelle more del rilascio del permesso rinnovato.

Nello specifico, ha affermato che il soggiorno è da ritenersi regolare se la domanda di rinnovo sia stata presentata prima della scadenza o entro i 60 gg. successivi e se all’interessato sia stata rilasciata ricevuta, previa verifica della completezza della documentazione prescritta a corredo della medesima domanda.

Nella fase operativa l’innovazione ha agevolato, per taluni aspetti, il compito dell’Ufficiale d’anagrafe ma ha inevitabilmente comportato qualche problema di natura interpretativa in ordine alla prima iscrizione con provenienza dall’estero ovvero dal Paese di appartenenza dello straniero e, a tal riguardo, è intervenuto il Ministero dell’Intemo, opportunamente sollecitato, con la Circolare n. 42 del 17 novembre 2006.

Con tale disposizione amministrativa, il Ministero, richiamando la Direttiva 5 agosto 2006, ha affermato che, nell’attesa del rinnovo del permesso di soggiorno, è possibile iscrivere anagrafìcamente anche gli extracomunitari “mai inseriti nei registri della popolazione residente ovvero cancellati dagli stessi per irreperibilità e ricomparsi successivamente”.

Tale assunto è stato sostenuto anche in forza della stessa direttiva che rileva la cessazione dei diritti esercitati durante la fase di rinnovo del titolo di soggiorno nell’ipotesi di mancato rinnovo, revoca o annullamento del permesso.

Tra le variazioni anagrafìche, intese nella loro più ampia accezione, è da annoverare la nascita dello straniero in Italia che, pur rivestendo le caratteristiche di una mera iscrizione, assume la tipologia di una variazione automatica e, come tale, deve essere comunicata dall’Ufficiale d’anagrafe al Questore.

Tale adempimento non esonera i genitori dal regolarizzare la posizione del nato presso la Questura, chiedendo l’inclusione dello stesso sul loro permesso di soggiorno.





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